di I.E.R.
Dal rapporto emerge che il 38% degli intervistati ha riportato almeno un sintomo di disturbo da stress post-traumatico. Di questo 38%, il 16% ha dichiarato di soffrirne a un livello grave. Dure le considerazioni nei confronti del sistema sanitario dati i tempi molto lunghi per l’assistenza psicologica.
A circa 500 giorni dal 7 ottobre 2023, si stima che almeno tre milioni di israeliani possano soffrire di sintomi di stress post-traumatico, depressione e ansia. Lo ha dichiarato il Controllore di Stato e difensore civico dello Stato di Israele Matanyahu Englman in un rapporto pubblicato la scorsa settimana, sottolineando che questi tre milioni di persone “non ricevono l’assistenza sanitaria psicologica di cui avrebbero tanto bisogno”.
Il rapporto, che contiene un sondaggio su un campione di persone svolto nell’aprile del 2024 e focalizzato sulla salute mentale, è il primo di una serie dedicata a temi correlati al 7 ottobre e alla guerra tra Israele e Hamas. Nelle sue pagine si legge che il 38% degli intervistati ha riportato almeno un sintomo di disturbo da stress post-traumatico. Di questo 38%, il 16% ha dichiarato di soffrirne a un livello grave. Dal sondaggio è emerso anche che il 32% degli intervistati ha riportato segni di depressione e il 21% segni di ansia.
Nonostante ciò, ha aggiunto Englman come riporta il Jerusalem Post, “non è possibile che si debba aspettare mezzo anno per farsi curare da un medico psichiatra attraverso i fondi sanitari”. La stragrande maggioranza degli intervistati (90%) ha dichiarato di non aver ancora ricevuto assistenza sanitaria psicologica. Addirittura, ben il 77% dei sopravvissuti all’attacco di Hamas nel sud di Israele non ha mai chiesto aiuto, così come il 90% di coloro che erano presenti sui luoghi dell’impatto dei razzi. Il motivo principale, secondo il 38% degli intervistati, è nei lunghi tempi di attesa, che per il trattamento con i fondi sanitari è stato di sei mesi e mezzo ad aprile e maggio 2024. È anche vero che il 23% di coloro che non hanno mai chiesto aiuto psicologico ha detto di non sapere che fosse possibile riceverlo. Un’altra ragione per cui un numero significativo di persone non ha richiesto cure è stata la mancanza di fiducia nei fornitori di fondi sanitari o nel sistema, con circa il 19% che ha dichiarato di non fidarsi dei fornitori di cure, mentre il 17% si è detto preoccupato circa la sicurezza delle informazioni.
Il rapporto ha anche esaminato i servizi di salute mentale per gli sfollati. Nonostante una valutazione dell’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze affermasse che 300.000 persone sarebbero potute essere evacuate in caso di emergenza, “il sistema non era preparato a fornire i trattamenti di salute mentale necessari in seguito agli eventi del 7 ottobre, né a garantire la continuità dell’assistenza di salute mentale”. Solo l’11% degli sfollati del Nord e del Sud del Paese ha ricevuto cure per la salute mentale da fondi sanitari e centri di resilienza nei sei mesi successivi.
“Il sistema di salute mentale, che faticava a funzionare prima del 7 ottobre, è crollato nei primi giorni di guerra – ha aggiunto Englman -. Avevo segnalato al Primo Ministro le carenze nel trattamento della salute mentale in una lettera circa un mese dopo lo scoppio del conflitto”, sottolineando che tutti i problemi non sono ancora stati completamente risolti. “Lo Stato di Israele ha l’obbligo morale di curare coloro la cui salute mentale è stata danneggiata”, soprattutto durante le ostilità. “Il governo e il suo leader devono elaborare un piano completo e a lungo termine per coloro che sono stati mentalmente colpiti dal 7 ottobre e dalla guerra tra Israele e Hamas, garantendo i budget necessari”.
In risposta al rapporto, il Ministero della Salute israeliano ha invece dichiarato che “il documento non è professionalmente accurato e interpreta in modo errato l’impatto psicologico degli eventi, portando a conclusioni errate sulle azioni del Ministero in questo settore. Inoltre, le conclusioni del rapporto riguardo all’ampiezza della popolazione bisognosa di cure mentali possono creare un senso di impotenza cronica e danneggiare la resilienza dei cittadini israeliani, rendendolo non solo scorretto, ma anche dannoso per il pubblico. Il sistema di salute mentale era già in crisi prima della guerra, e le risposte fornite da allora rimangono insufficienti a soddisfare i bisogni della popolazione. Tuttavia, la salute mentale è una priorità assoluta per il Ministero della Salute e per l’intero sistema”.
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Le problematiche psicologiche dei soldati e delle forze di sicurezza dopo il 7 ottobre
A cinquecento giorni dal 7 ottobre 2023 e dallo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, alcuni dati aggiornati del Dipartimento di Riabilitazione del Ministero della Difesa e dell’IDF (le forze militari israeliane) rivelano il pesante impatto che la guerra ha avuto su soldati, riservisti e forze di sicurezza.
I dati, riportati dal quotidiano Maariv, mostrano che dall’inizio della guerra 846 soldati e addetti alla sicurezza sono stati uccisi, mentre 15.000 sono stati feriti: 8.600 hanno riportato ferite fisiche e 7.500 sono alle prese con traumi psicologici, tra cui il disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione e disturbi dell’adattamento. Delle vittime, il 7% sono donne e il 93% uomini. I riservisti rappresentano il 66% dei feriti, mentre il 17% sono soldati in servizio attivo e il 10% sono agenti di polizia che hanno combattuto nel conflitto. Oltre la metà delle vittime (51%) ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, il 30% tra i 30 e i 39 anni.
Un dato in particolare evidenzia l’intensità della guerra: 1.500 soldati sono stati feriti due volte e sono tornati in battaglia nonostante le ferite. Alcuni sono stati feriti fisicamente all’inizio dei combattimenti, sono stati curati e poi sono tornati in prima linea, solo per essere feriti di nuovo. Altri, affetti da traumi psicologici, hanno scelto di tornare a combattere, subendo un ulteriore stress emotivo.
(Foto: Pexel)