“Indossiamo la kippah”, l’appello di Europa Radicale (rivolto anche ai sindaci) contro l’antisemitismo

Italia

(Foto in alto da sinistra: Lorenzo Strik Lievers, Carmelo Palma, Ilan Boni, Igor Boni, Davide Blei)

di Michael Soncin
«L’iniziativa nasce per sottolineare quanto al giorno d’oggi anche un gesto semplice come indossare una kippah a Milano e nel resto d’Italia possa essere pericoloso. Viviamo tempi difficilissimi, c’è un antisemitismo crudele, non più celato, ma totalmente sdoganato. Dopo il 7 ottobre credo che certi fantasmi del passato stiano ritornando». Con queste parole Ilan Boni vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano, introduce l’iniziativa dell’associazione Europa Radicale che ha visto la presenza negli spazi delle comunità di Lorenzo Strik Lievers, Carmelo Palma e Igor Boni.

La vicinanza alla democrazia di Israele è a prescindere dalla politica

«C’è una storia Radicale che dura da più di mezzo secolo con lo Stato d’Israele per un semplice motivo: l’unico esempio di democrazia che si è realizzato in quel territorio riguarda Israele, mentre ai confini ci sono organizzazioni terroristiche che hanno come obiettivo la sua distruzione». Una vicinanza di Europa Radicale che, come sottolinea Igor Boni, esiste da mezzo secolo a prescindere dal governo di turno. Parlando del 7 ottobre 2023, ha detto che l’uccisione barbara di quei ragazzi – che erano per la maggioranza dei pacifisti, la violazione dei loro corpi, il rapimento, lo stupro, ha mostrato al mondo intero (per chi voleva vedere e comprendere) qual è l’obiettivo di alcuni gruppi criminali terroristi e fondamentalisti.

Indossare la kippah negli spazi dell’Università di Torino potrebbe essere un problema

Come racconta Igor Boni, il pogrom di Hamas ha portato a galla quella fetta enorme di antisemitismo dormiente nella mente delle persone. Per parlare in termini tangibili ha ricordato quando verso marzo 2024 l’Università di Torino ha deciso, a causa delle azioni di guerra del governo israeliano contro Hamas, di sospendere gli accordi di collaborazione con le università israeliane. Una decisione, quella di mettere un lucchetto alla conoscenza, che poi è stata seguita da altre università italiane. «Una scelta che noi abbiamo contestato in piazza pacificamente, protetti da centinaia di poliziotti perché attorno a noi c’erano dei gruppi violenti che volevano impedircelo. Io quel giorno indossavo una stella gialla. L’ho fatto per ricordare un’iniziativa di Marco Pannella». Gli episodi di odio verso gli ebrei e chi manifesta loro solidarietà sembra non conoscere sosta nell’ateneo torinese. Boni ha raccontato che pochi giorni fa Sinistra per Israele ha organizzato una conferenza nell’università per affrontare il tema dell’antisemitismo: «A queste persone è stato impedito l’ingresso da parte delle forze dell’ordine [sembrerebbe per motivi di sicurezza] e poi all’ultima ora anche dallo stesso rettore. In quel posto ci sono persone di religione ebraica che vengono insultate se si mettono la kippah. È così che noi oggi, da non ebrei, da rappresentanti da una piccola associazione politica, abbiamo deciso di indossare la kippah, per essere parte di quello che gli ebrei italiani subiscono nella quotidianità. Vesto questo simbolo e lo vesto in punta di piedi. Prima di farlo abbiamo contattato e parlato con la comunità ebraica. È un’azione  politica».

L’antisemitismo ‘dissimulato’

Lorenzo Strik Lievers ha ribadito che la democrazia israeliana è minacciata da forze che vogliono distruggerla e che con il 7 ottobre hanno dimostrato la loro volontà di sterminare gli ebrei. «Indossarla per me sarà un gesto molto forte. Questa kippah l’hanno indossata tutti i miei avi. Poi nel corso della storia della mia famiglia molte cose sono cambiate e c’è stata una scelta di adottare la religione cristiana. Ma io a questo punto mi considero un ebreo cristiano non credente». Infine, conclude dicendo che l’ostilità all’ebraismo è qualcosa di profondamente anticristiano».

Ci sono due esempi che ha fatto Carmelo Palma di quello che chiama “antisemitismo dissimulato”: uno è stato quando recentemente, a Roma, dei cittadini che abitano nei pressi del Memoriale della Shoah hanno chiesto che venisse cambiato di sede per le continue proteste e atti di vandalismo. «Questi cittadini hanno dato voce ad un pregiudizio antisemita, perché al contrario si sarebbero infuriati nei confronti di chi vandalizza e non nei confronti dei vandalizzati. Per loro sono gli ebrei che si devono spostare e non i vandali che dovrebbero essere repressi». L’ultimo esempio di antisemitismo dissimulato riguarda l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte: «È eclatante che nessuno lo abbia notato. Qualche giorno fa, ha intimato a tutti gli ebrei italiani di dissociarsi dalle politiche del governo israeliano in segno di protesta. A nessuno di noi verrebbe mai in mente, faccio un esempio, di chiederlo ad un americano o russo. Per queste ragioni con i miei amici, anch’io con deferenza e rispetto scelgo di indossare la kippah», ha sottolineato Palma.

Estendere l’iniziativa ai sindaci delle principali città italiane

Davide Blei, delegato alla comunicazione della comunità, rispondendo ad una domanda del giornalista e Klaus Davi sullo stato attuale dell’antisemitismo a Milano e in Italia, ha detto che l’antisemitismo sotto traccia c’è sempre stato, perché nasce da un antisemitismo inconsapevole che inizia spesso con la parola che suona tanto d’accusa: ‘Voi’: «Quando è capitato a me, mi guardavo in giro pensando che ci fossero altre persone. Oggi si parte da un antisemitismo inconsapevole di 2000 anni, ormai nel Dna delle persone, per poi collegarsi a quello che dicono i media», ha detto Blei.

Alle fine della conferenza stampa gli esponenti di Europa Radicale hanno comunicato l’intenzione di contattare i sindaci delle principali città, chiedendo loro di fare simbolicamente il gesto di indossare la kippah da loro ideato e di farlo pubblicamente.