Come un cactus in uno stagno

JOB news

di Dalia Fano, responsabile di JOB

Non di solo job title. Quanto conta il contesto nelle scelte professionali? Quando cerchiamo (o accettiamo) un lavoro, ci concentriamo sul ruolo. Ma spesso è il contesto a fare la differenza tra stare e crescere.

Il contesto che scegli potrebbe fare, o no, la carriera che vuoi.

Oggi ho rivisto un amico. Era sereno, finalmente. Gli occhi sorridevano. Non perché avesse fatto “il salto di carriera”, ma perché dopo mesi difficili ha trovato un luogo di lavoro dove non si sente fuori posto. Un lavoro che lo rispecchia.

Ma non è sempre stato così.

Fino a pochi mesi fa era in un altro contesto. E sulla carta, quel contesto sembrava davvero un colpo di fortuna: stipendio ottimo, macchina aziendale, un ruolo importante, contratto solido. Dopo quasi un anno fuori dal mercato, a 52 anni, sembrava un segnale: “È fatta.”

E per qualche giorno, è stato così. Poi, ha iniziato a fare i conti con quella realtà.

Ogni mattina mi svegliavo con la nausea. Non per il lavoro in sé. Ma per l’ambiente. Mi sentivo fuori posto. In tensione continua. Invisibile. Un contesto freddo, competitivo, giudicante. Dove si parla solo per urgenze, dove anche il silenzio pesa. Hai un ottimo contratto, ma fai fatica a respirare e ti senti in bilico, ogni giorno di più.

E sai qual è la parte più dura? Sentire che dovresti essere grato. Che a più di 50 anni, in un mercato difficile, non puoi permetterti di “lamentarti”. Che se molli, non ti ricapita. E allora resisti. Cerchi di aggiustarti. E ti spegni piano piano, rassegnandoti a quell’ambiente che senti ostile, che ti fa male.

Ma lui no.

Ha fatto una cosa difficile, coraggiosa: ha ascoltato quella nausea. Ha capito che se un lavoro ti svuota, non è il lavoro giusto. E con la giusta pianificazione, ha ricominciato a guardarsi intorno, a cercare, ma con un filtro in più. Non “il ruolo perfetto”, ma un ambiente che sentisse più a sua misura.

Oggi è lì. Non in un’azienda da copertina. Ma in un posto in cui può essere sé stesso. Con colleghi più aperti, ritmi sostenibili, un capo con cui confrontarsi senza sentirsi valutato ogni due parole.

Il ruolo? Quasi lo stesso. Ma la sensazione è completamente diversa. Perché il contesto fa la differenza.

🎯È una questione di allineamento.

Non esiste il lavoro perfetto in assoluto. Esiste il lavoro più adatto a quello che sei e che vuoi esprimere.

Siamo tutti diversi: c’è chi si accende nelle sfide continue, e chi ha bisogno di stabilità per dare il meglio. Chi ama l’open space pieno di energia, e chi preferisce il lavoro tranquillo e concentrato. Chi ama lavorare in autonomia, e chi si nutre del confronto costante.

Nessuna scelta è sbagliata. Ma se finisci in un ambiente opposto alle tue specificità, dovrai lottare ogni giorno per adattarti. E alla lunga, questo ti costa motivazione, energia, benessere.

Immagina una pianta che ha bisogno di un luogo umido e in ombra, e mettila in un terreno sabbioso, esposta alla luce. Sopravvivrà, forse, ma che fatica. Come un cactus in uno stagno.

La consapevolezza è la tua bussola

Nel mare di annunci e opportunità, c’è una cosa che può aiutarti a navigare con più direzione: farti domande ed ascoltarti davvero.

La domanda è uno strumento potente. Non ti lascia passivo.

Perché quando ti poni la domanda giusta, non risponde solo la testa. Risponde anche il corpo.

E lì, spesso, c’è la verità più immediata: quella che senti, prima ancora di spiegarla.

Capire cosa ti motiva. Cosa ti blocca. Cosa ti fa crescere. Cosa ti anima e attiva la tua energia interna.

Ecco alcune domande che possono aiutarti per orientarti meglio, anche in fase di ricerca:

✏️Ecco alcuni esempi di domande che possono aiutare a fare chiarezza:

  • In quali ambienti mi sono sentito valorizzato, stimolato, me stesso?
  • Cosa mi ha fatto perdere motivazione nelle esperienze passate?
  • Di cosa ho bisogno per dare il meglio ogni giorno? (ritmo? autonomia? supporto?)
  • Quali sono i miei limiti non negoziabili?
  • In quale tipo di relazione professionale (con capi, colleghi, clienti) riesco a dare il meglio di me?
  • Cosa per me oggi ha più valore di uno stipendio alto?
  • Quali segnali ho ignorato in passato e oggi non voglio più trascurare?
  • Come voglio sentirmi mentre lavoro.

 E, più di tutto:

Che domanda mi sarebbe utile in questo momento?

💡Non devi avere subito la risposta. Ma iniziare a pensarci potrebbe già spostarti di qualche grado  nella direzione giusta per te.

In chiusura

Ci sono momenti in cui è più urgente “rientrare nel mercato” che scegliere con attenzione. Succede, ed è comprensibile. Ma una volta riacquisita un minimo di stabilità, vale la pena fermarsi a chiedersi:

Questo lavoro mi sta facendo diventare la persona che voglio essere?

Perché il lavoro non è mai solo una somma di attività. Plasma il nostro modo di pensare, reagire, relazionarci. Lascia tracce — anche quando ce ne andiamo.

E allora la domanda diventa:

Mi sta portando nella direzione giusta per me?

 

Un lavoro davvero sostenibile non si misura solo nei risultati che produce, ma in come ti senti mentre li raggiungi.

Ti rispecchia se non ti costringe a mettere in pausa te stesso per stare al passo.

Non è idealismo. È un criterio concreto — e anche ecologico — per valutare la qualità di un contesto nel tempo.

Quando l’allineamento c’è, il lavoro non diventa “facile”. Diventa vivibile, tuo.

📩 Ti è mai successo? Hai cambiato contesto e hai sentito la differenza sulla tua pelle? Oppure hai ancora qualche nodo da sciogliere nella tua scelta?

Scrivici. Condividere esperienze non è solo raccontarsi: è aiutarsi a trovare la propria direzione.

 

 

Foto in alto:

Autore: Frank Vincentz 
Copyright: Creative Commons