di Pietro Baragiola
L’area di Tel Azeka in cui è stato ritrovato è menzionata nei racconti biblici come luogo dell’iconica battaglia tra Davide e il gigante Golia (Samuele I 17:1).
Durante un’escursione con la sua famiglia vicino al sito storico di Tel Azeka, la piccola Ziv Nitzan di tre anni ha rinvenuto un reperto archeologico mai visto prima.
“Stavamo camminando lungo il sentiero quando Ziv si è chinata e, tra le 7.000 pietre che la circondavano, ha raccolto un piccolo sassolino” ha raccontato Omer Nitzan, sorella maggiore di Ziv, ai giornalisti presenti al ritrovamento. “Quando l’ha strofinato e ha rimosso la sabbia che lo copriva abbiamo visto che sembrava diverso dagli altri: somigliava ad uno scarabeo. Abbiamo chiamato i nostri genitori per mostrarglielo e loro si sono resi conto che avevamo fatto una scoperta sensazionale!”.
La famiglia ha subito segnalato la situazione all’Autorità Israeliana per le antichità (IAA) e la dottoressa Daphna Ben-Tor, esperta del settore, ha esaminato il manufatto classificandolo come un amuleto a forma di scarabeo che risale all’era dei Cananei, un conglomerato di popoli che, secondo la Bibbia, ha vissuto lungo tutto il Levante.
La stessa area di Tel Azeka è menzionata nei racconti biblici come luogo dell’iconica battaglia tra Davide e il gigante Golia (Samuele I 17:1) e negli ultimi 15 anni i ricercatori dell’Università di Tel Aviv (TAU) hanno scavato l’intero sito portando alla luce numerosi manufatti di migliaia di anni fa. Questi ritrovamenti includono persino antiche mura di cinta e strutture agricole del regno ebraico.
“I risultati degli scavi dimostrano che durante il Bronzo Medio e il Bronzo Tardo (2000-1000 a.C.), qui a Tel Azeka, prosperava una delle città più importanti della Giudea”, ha dichiarato il Professor Oded Lipschits, direttore degli scavi di Tel Azeka, durante la sua intervista con The Times of Israel. “Lo scarabeo trovato da Ziv si aggiunge a una lunga lista di reperti egiziani e cananei rinvenuti qui, che attestano gli stretti legami e le influenze culturali tra Canaan ed Egitto in quel periodo”.
La sorte dei Cananei
Il termine cananeo è stato usato in modo generico nella Bibbia per rappresentare i “non israeliani” che vivevano nell’area.
Questa particolare civiltà era caratterizzata da un gruppo eterogeneo di popoli urbani statici e gruppi pastorali nomadi che hanno occupato l’attuale Israele, Giordania, Siria e Libano almeno fino alla fine del II millennio a.C.
Secondo quanto affermato nel libro del Deuteronomio, gli israeliani ricevettero da Dio l’ordine di distruggere completamente i Cananei, ma le prove archeologiche attualmente disponibili non dimostrano che ciò sia mai avvenuto. Anzi, molte città cananee sulla costa levantina, tra cui Sidone e Tiro, hanno continuato ad essere abitate per secoli, coprendo il periodo in cui questo popolo sarebbe dovuto essere già stato ucciso.
Secondo queste scoperte, la regione è passata dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro senza alcuna prova di violenza diffusa. Inoltre, studi sul DNA dimostrano che oltre il 95% degli antenati dei libanesi moderni proviene dai cananei, cosa che non ci si aspetterebbe se la presenza cananea nella regione fosse stata interrotta da un genocidio.
L’amuleto di Ziv
Gli amuleti a forma di scarabeo risalgono all’antico Egitto ed erano venerati come simboli ornamentali sacri.
Secondo gli egiziani, infatti, gli scarabei incarnavano il concetto di “nuova vita” in quanto deponevano le uova all’interno delle palle di sterco che facevano rotolare, creando così la vita dalla decadenza.
Inoltre, come spiegano gli esperti del Museo di Israele, gli egizi associavano lo scarabeo a Khepri, dio del sole e della creazione, che faceva rotolare il “disco solare” attraverso la sfera celeste.
“Sigilli e amuleti con questa particolare effigie sono stati trovati nelle tombe, negli edifici pubblici e nelle case private della regione” ha affermato Ben-Tor.
L’amuleto a forma di scarabeo scoperto dalla giovane Ziv sarà presto esposto in una mostra speciale per Pesach organizzata dall’IAA presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel a Gerusalemme, insieme ad altri antichi reperti egizi e cananei, offrendo ai visitatori uno sguardo sulle ricche interazioni culturali tra queste antiche civiltà.
“Nelle nostre visite pubbliche, presenteremo per la prima volta oggetti impressionanti, tra cui sigilli dei faraoni, statue egizie, vasi rituali e testimonianze dell’influenza culturale egizia in Terra d’Israele” ha dichiarato il direttore dell’IAA Eli Escusido in un comunicato.
In segno di apprezzamento per la sua straordinaria scoperta, l’IAA ha consegnato a Ziv e alla sua famiglia un certificato che riconosce alla bambina il grande contributo portato all’archeologia israeliana. Sebbene sia una delle più giovani archeologhe dilettanti ad aver fatto una scoperta così importante, Ziv Nitzan è la prova vivente di come la storia possa essere scoperta nei modi più inaspettati e, talvolta, dalle mani più piccole.