di Michael Soncin
Una nuova proteina progettata dai ricercatori israeliani può rilevare il Plasmodium vivax dormiente nei pazienti affetti da malaria, affrontando fino all’80% dei casi ricorrenti e fornendo così una soluzione rivoluzionaria al controllo globale della malaria.
Si contrae la malaria perché un parassita unicellulare, il plasmodio, entra in circolazione attraverso la puntura della zanzara, l’Anopheles gambiae, che ha il ruolo di vettore del microrganismo nel nostro corpo. Uno di questi, oggetto d’indagine in Israele, è il Plasmodium vivax che può penetrare in uno stato dormiente nel fegato, senza che ce ne accorgiamo per tempo, causando infezioni. Come diagnosticarlo? A rispondere alla domanda è uno studio, definito da Yenet rivoluzionario, pubblicato sul Journal of Biological Chemistry, a cura degli scienziati dell’Istituto Weizmann.
Migliorando la stabilità e la durata della proteina, impiegata nella diagnosi della malattia, hanno reso possibile la rilevazione del parassita mentre si trova nello stato dormiente. Questo potrebbe consentire l’utilizzo di strumenti diagnostici in modo più mirato nelle regioni maggiormente colpite dalla malaria, dove vivono circa 3 miliardi di persone, zone che comprendono l’Africa, l’Amazzonia, il Sud-est asiatico e l’India.
«La malaria è causata da cinque specie di parassiti della famiglia Plasmodium, trasmessi tramite punture di zanzara. La specie più diffusa e mortale in Africa è il Plasmodium falciparum. Questo parassita unicellulare è responsabile di circa 600.000 decessi all’anno, la maggior parte dei quali si verifica in bambini di età inferiore ai cinque anni. I sopravvissuti spesso accusano di gravi sintomi». Lo spiega Sarel Fleishman, responsabile del Protein Design Laboratory del Weizmann.
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Dormiente nel fegato per mesi, senza dare segnali
Il Plasmodium vivax, studiato nel centro di ricerca israeliano, è la specie dominante al di fuori dell’Africa, il secondo più letale, che colpisce il Sud America e la parte del Sud-est asiatico. «Quando un individuo infetto viene punto da una zanzara Anopheles, il parassita può essere trasmesso a un’altra persona, riaccendendo la catena dell’infezione. Ciò crea un ciclo continuo in cui i pazienti precedentemente trattati continuano a diffondere la malattia, poiché il parassita dormiente elude i test diagnostici standard. Attualmente, circa l’80% dei casi di malaria è dovuto a tali recidive, rendendo l’eradicazione incredibilmente difficile», sottolinea Fleishman. Lo stato dormiente del parassita all’interno del fegato può durare anche per mesi, senza manifestare sintomi. In questo modo, i pazienti che pensano di essere guariti, subiscono delle ricadute in seguito alla riattivazione dell’agente patogeno: un pericolo in quanto può essere la causa di ulteriori funzioni.
Le caratteristiche del nuovo test diagnostico
Cinque anni fa dei ricercatori del WEHI Institute in Australia hanno scoperto un metodo per rilevare le proteine specifiche prodotte dal parassita nel flusso sanguigno del paziente: prima dall’allora non esistevano metodi concreti per rilevare il Plasmodium vivax. «Questa scoperta consente lo sviluppo di un test antigenico, simile ai test COVID-19 domestici, in grado di rilevare la presenza del parassita identificando gli anticorpi nel sangue», spiega Fleishman, ma al tempo stesso sottolinea che è un test che presenta delle implicazioni critiche. Perché? Attualmente, il trattamento farmacologico viene sospeso all’attenuarsi dei sintomi. Infatti, come evidenzia lo studioso, per prevenire ricadute e ulteriori trasmissioni della malaria, servirebbe un test diagnostico che confermi la presenza continua del parassita.
«Un tale strumento diagnostico ha il potenziale di rivoluzionare gli sforzi globali per combattere la malaria e contribuire in modo significativo alla sua eradicazione». Tuttavia, il problema risiede nella proteina centrale utilizzata nel test diagnostico: non è stabile a sufficienza e la sua produzione è costosissima, anche se prodotta su scala globale.
La soluzione sarebbe fornita dal laboratorio del Weizmann, leader mondiale dell’ingegneria proteica. Il progetto guidato dal ricercatore Lucas Kraus ha sviluppato 3 nuove varianti della proteina, rendendola più stabile, durevole ed economica, senza intaccare l’efficacia diagnostica. Migliorata a sua volta, combinando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, questa proteina potrebbe essere un’ottima candidata per i nuovi test sulla malaria.
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